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COLLANA: Saggi

 

Autrice:  Francesca Francinella

Illustrazione di copertina: Maurizio Vetri

 

Formato: 15x21 cm - brossura - 112 pagine

 

Prima edizione: Luglio  2025 

 

isbn 979-12-81306-22-2

 

Prezzo di copertina: Euro 14,00

 

Prefazione

 

Una trilogia necessariamente zoppa. Monca addirittura. Ci si regge instabili su tre zampe ma tale precarietà rappresenta in modo mirabile la condizione nostra. Di noi tutti, che ce ne accorgiamo o meno. Il primo cuscino su cui adagio il mio ego è un Vademecum per aspiranti umani. Un rosario sciorinato nell’arco di decenni, sussurrato con l’anima nei momenti bui, proclamato con superbia in quelli luminosi. Pillole di senso estratte dal tempo sudato, faticosamente fatto germinare da stanze che non parevano esserci. Estratte dai rapporti intrapresi con altri esemplari umani; da prove affrontate senza coraggio, solo con la convinzione e che hanno dato i risultati migliori. Piccole, preziose leggi universali che lascio come testimonianza del mio averci provato e non so ancora quanto dell’ esserci riuscita. Se la vita fosse semplice nella coerenza e adamantina nella giustizia, lascerei il mio vademecum come pietra d’inciampo per i posteri. Ma la vita non è coerente nè giusta, semplicemente è; pertanto mi riservo di lavorarci ancora a questo testamento prematuro, presuntuoso fors’anche, spavaldo d’ottimismo. Ci voleva il tratteggiare la Pinacoteca per atterrare il volo alla carne. Ritratti pennellati di umani che, manco a dirlo, sono tutti me. Ciascuno una scintilla d’una esistenza mia abortita a favore di un’altra. Non lo siamo forse tutti? Uno, nessuno e centomila, prisma di possibilità realizzate e fallite. Ognuno capace di ogni. Bene e male, insieme intrecciati, scelti, evitati. Ognuno un unico desiderio d’amore inesausto. Questo guanciale è comodo e fornisce la rassicurazione dei cattivi esempi. Aggirarsi per il mondo con la predisposizione nello sguardo a cogliere di ognuno il ritratto, cambia l’approccio. Innanzitutto aumenta il desiderio dell’isolamento. Con gli anni sono diventata misantropa al massimo grado e, in una contraddizione splendida, sempre più empatica al limite dell’identificazione. Mi pare di comprenderci tutti, meschini esserini umani indegni e crudeli, capaci di paradisi sublimi e travagli soffocanti. In tutti mi identifico e tutti mi provocano ammirazione. Come riuscire ad affrontare, con tali premesse, una vita sia pur decentemente? Con il terzo cuscino su cui fermarsi assopiti. Teorizzare un atteggiamento fondato sul costruirsi una bolla. Ho bisogno di distacco, di distanza dall’altro umano. Ho bisogno di un fossato come dispositivo difensivo che mi indulga al rispetto come per ciò che non conosco ma che sento avere la stessa mia dignità. Ho bisogno di pudore, di contenimento. Intorno a me le interiorità altrui tracimano in linguaggi non consoni, in canali pornografici. La propria interiorità, quella che una volta chiamavamo anima o Io, è diventata esteriorità, pornografia, esibizione senza amore, senza protezione, senza cura, senza tutela. Non abbiamo cura della nostra umanità, non aspiriamo più ad essa ed è diventata pertanto sciapita. Siamo mediocri e la mediocrità genera mostri. Il sonno della ragione lo fa, il mancato riserbo per la propria interiorità lo fa. Una perenne esibizione di ciò che ha valore che, nel venir mostrato senza fatica lo perde, lo offusca. Un’estetica dell’anima prevederebbe forse una teca di protezione, trasparente e riflettente. La nostra umanità conquistata, andrebbe trasmessa, non occultata in un’esibizione continua ed indecente in cui si diluisce, si annacqua.

 

Qui non scorazzano i porcospini di Shopenaheur, non si tratta di mantenere la giusta distanza per non farsi ferire dall’altro pur dall’altro attingendo calore. Parlo piuttosto di una vicinanza concettuale che implichi quel distacco che solo garantisce rispetto, libertà di azione e presa di responsabilità.  

 

L’altro non sono io ma in tutto e per tutto mi è simile; nella cifra della differenza può albergare il rispetto per l’ignoto, la responsabilità a preservarlo. Non ti conosco nè potrò mai pretendere di farlo pertanto ti rispetto. Al contempo non posso ignorare quello che sei come farei con una pietra perchè nel tuo dolore riconosco il mio.

 

Affidarsi al proprio slancio vitale, alla propria consapevolezza atavica ed ancestrale, affidarsi all’immagine nostra nell’altro e nel tutto, per aspirare, coraggiosamente, a diventare Umani, in un’epoca, come da tanto oramai non era, mediocre in sommo grado. In un’epoca che ci chiama a prendere posizione, a schierarci addirittura, in favore di un’altra idea di umanità non solo quella vituperata, sfrontatamente denudata nella parte più bieca... questa la storia è stata generosa nel mostrarla più e più volte, sempre daccapo. In un’epoca tanto mediocre non resta che erigermi a difesa di un sobrio, sonoro, infinito, confortante, “boh”.

 

Francesca Francinella



 

L’autrice

Francesca Francinella è nata a Recanati nel 1972. Si laurea con lode in Filosofia all’Università di Macerata e consegue un master in “Counseling and coaching skills. Percorso formativo ed esperienziale di comunicazione efficace nei contesti professionali ed organizzativi” presso l’Università di Urbino. Diplomata “Filosofa pratica” presso la Scuola Biennale Parresia accreditata da Aicofi (Associazione Italiana Consulenza Filosofica), attualmente esercita come Consulente Filosofica.

 

La formazione filosofica dell’autrice si snoda e realizza nell’utilizzo della scrittura come strumento privilegiato di indagine, dapprima necessariamente autobiografica con “Grumo di donna” (Maurizio Vetri Editore - 2024) e, successivamente, nell’utilizzo della scrittura come scandaglio dell’essenza umana che da sempre si indaga alla ricerca di un Senso.

 

“Trilogia zoppa” rappresenta il tentativo di strutturare, sotto la triplice forma di canone, di esempi e di teoria, una personale saggezza conquistata, mai compiuta, inesausta e, pertanto, destinata a presentarsi sempre provvisoria, sempre “zoppa”.


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