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Autore: Sergio Casesi

Copertina: illustrazione di Massimo Estero

Formato:15x21 cm
brossura   80 pagg.
isbn 979-12-81306- 51-6
Prima edizione: febbraio  2026
cat. 172
disponibile in prenotazione-prevendita
spedizione dal 20 febbraio



 

prefazione

 

di Fabrizio Staffoni

 

“Il corvo / ha nei tuoni annerito anche il verso, / non più di un sibilo forse ma chi / saprebbe riconoscerlo?”.

 

L’inciso, appartenente alla presente raccolta, oltre ad esprimersi sullo stile dell’autore, contiene un implicito suggerimento a noi lettori, quello di approcciare Il cuore breve di Sergio Casesi con affinata attenzione; in esso egli lascia tracce più o meno dissimulate di citazioni (“in sordina”, trattandosi di prima tromba d’orchestra), a testimoniare una consapevolezza discreta della propria evoluta formazione: riferimenti all’epica o alla mitologia classica (Anchise, Amore e Psiche, la morte di Pericle, etc.), a Dante (“sacrata”, “miraglio”, “s’immillano”), Shakespeare rivisitato (“Scorre il tempo / come parole senza senso / fra le labbra di un indemoniato”) al pari di Kant (“Io, solo, contro il cielo, / e la terra contaminata sotto di me”). Fra gli autori del Novecento si percepiscono echi di Ungaretti (nella sensibilità personale così come nel rovesciamento speculare della metafora di Soldati: “Giace una foglia / come un soldato ucciso. Verde nel fango”), di Pasolini (“Vado nel mondo / come un primo cristiano, / col cuore scalzo”).

 

Un’ascendenza più incisiva è quella di Montale, nominato direttamente insieme a Ungaretti in un haiku e citato programmaticamente con la prima composizione intitolata In limine come avviene in Ossi di seppia, sebbene l’influsso preminente sembra consistere ne Le occasioni (l’espressione “ammulina” della stessa poesia e la “petroliera”, apparizione in un’altra lirica, rimandano ad esempio a La casa dei doganieri e al suo “s’addipana”). Ad accomunare le due personalità quale filo conduttore s’impone l’amore per la musica (divenuta nel caso in oggetto professione di una vita) cui fanno riferimento poesie o circoscritti rimandi a personaggi d’Opera (Scarpia, Rigoletto, Lucia Ashton), o frammenti di una più recente popolarità (With or without you, Time after time). Va tuttavia evidenziato che anche la componente musicale, anziché tradursi in cori strutturati come negli Ossi di seppia, assume connotazioni svincolate dalla specifica parola (e dalla rima), secondo un respiro ondeggiante tra la ricerca concettuale di essenzialità ermetica e, all’altro polo, l’impulso al suo disfacimento, a quello intenzionalmente dissonante (piaccia o non piaccia, confermando ciò l’autore) di lessico, grammatica e sintassi tramite neologismi, o inversioni nell’uso di alcuni verbi da transitivi/riflessivi a intransitivi o viceversa, nonché nell’eterodossia di punteggiature (da intendersi come segni più dettagliati di partitura). I ritmi delle battute del Cuore breve, i suoi battiti con variazioni — “il tempo sangue dell’universo” — scampati perlopiù alle sirene della bella scrittura sembrano semmai adattarsi con necessità improvvisativa a un costante squilibrio del divenire (“s’infrange in te l’unisono, il sincrono, il sentiero ricercato”) in cui d’altro canto si crogiola la rigenerazione cosmica e più umanamente vitale: “Ma altro vento un giorno / leverà quel numero che il suono / degli infiniti genera, / e il canto delle stelle e dei pianeti”.

 

Nella dinamica irrisolta col suo controcanto europeo, questo impulso decostruttivo della musicalità in versi, correlato all’interesse per le filosofie orientali, conferisce a quest’opera un’attitudine che si potrebbe definire “modale”. Il canto a tali condizioni risulta espresso in un corrispettivo più visivo che sonoro (“le parole di Thay sono di luce. La luce ha dato a Thay le parole”; “Sei un musicista? / Un ramo mendicante / cielo in autunno”), o talvolta trattenuto nel gesto come di un direttore senza orchestra, nella pausa sonora di un richiamo noto (“e con le mani poi la tua voce ricompongo […] dopo anni / e anni le mie unghie spezzo l’aria afferrando”).

 

Su un piano cognitivo, per Casesi sussiste una diretta relazione tra immanenza universale e quotidiana: “Un tram sospeso ai ganci dei fulmini / brilla già lontano fra i lampioni, / strana galassia”; “Si spande senza fine l’universo. / Un cinguettio: / in me un nido stanotte di vita freme”; “È l’inverso che s’attorciglia / l’universo nelle tue ciglia sporche di cenere / Contrapunctus est” ovvero, altrove, per mai finire, “Il Concerto è questo, / pietra scolpita / dell’armonia sperduta e fortuita”.  

 

Forse anche per questa riduzione antimetafisica (che da un altro punto di vista è una riduzione di distanze tra percezione ed espressione) risulta felicemente reso in alcune strofe quasi rivelatorie uno specifico scenario (o suo particolare aspetto) altrimenti di senso comune e, paradossalmente, meno “concreto” poiché mai indagato dall’attore poetico (emblematico il seguente haiku: “Solo vocali / la lingua sui ponteggi / dei manovali”). A fronte di un dilagante e mal perseguito, quindi solo presunto “minimalismo” della poesia seriale da supermercato quindi ben venga, coi rischi e i pregi da intenditori che reca, l’artigianato inedito di Sergio Casesi.



L’autore

 

Sergio Casesi è musicista e autore teatrale milanese.

 

Trombettista premiato a livello internazionale, terzo premio al concorso internazionale di Porcia e premio speciale della giuria al concorso Maurice André di Parigi, ha suonato con molte orchestre italiane, fra cui Filarmonica della Scala, Filarmonica del Teatro Regio, Orchestra Haydn di Bolzano, Orchestra dell’Opera di Roma, e dal 1999 ricopre il ruolo di Prima Tromba presso l’Orchestra Regionale Lombarda, I Pomeriggi Musicali di Milano, con la quale si esibisce regolarmente anche in veste di solista.

 

La passione per la scrittura teatrale lo ha portato a vincere con “Prigionia di Alekos”, testo ispirato alla figura di Alexandros Panagulis, il “Premio per la nuova drammaturgia” del Teatro la Pergola di Firenze. “Per la sua evidente teatralità e per come ricollega il passato (recente) della Grecia agli altrettanto, sebbene diversamente, drammatici giorni nostri”, come si legge nelle motivazioni della giuria presieduta da Franco Cordelli, critico teatrale del Corriere della Sera.

 

“Prigionia di Alekos” ha debuttato il 10 febbraio 2018 al Teatro Niccolini con la regia di Giancarlo Cauteruccio e con le musiche del M. Ivan Fedele.

 

Nel 2012 ha ottenuto il primo premio nella competizione romana “Anime Nude” presso il Teatro dell’Orologio, con la messa in scena dell’atto unico Traditori.

 

Edoardo Erba ha definito la scrittura di Sergio Casesi “estremamente intrigante, audace e dallo stile innovativo. L’originalità delle sue storie, l’unicità dei personaggi e la velocità del dialogo sono le sue migliori caratteristiche”

 

Nel dicembre 2017 si aggiudica il Premio Cendic con “#AnAmericanDream”, testo che ha visto il debutto nell’estate del 2018 a Segesta all’interno de “Le Dionisiache” di Calatafimi-Segesta Festival, regia Mauro Avogadro.

 

Nel 2018 è risultato vincitore del premio “Parole d’arte” di Napoli con il testo “La Sposa del Vento” ispirato alla figura del pittore austriaco Oskar Kokoschka.

 

Sempre nel 2018, con “Zeus in Texas” si è aggiudicato il primo Premio Carlo Annoni di Milano, concorso di drammaturgia dedicato alle differenze nell’amore.

 

Il 30 agosto 2022 è stato insignito del prestigioso Premio Enriquez per il testo “Prima di ogni altro amore”, in cui si affronta il rapporto fra Maria Callas e Pierpaolo Pasolini.

 

Come esperto di drammaturgia ha collaborato con la Biennale di Venezia dal 2016 al 2019.

 

Presso la casa editrice Cue Press ha pubblicato Prigionia di Alekos nel 2018 e Prima di ogni altro amore nel 2023.




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