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COLLANA: Poesia

 

Autrice:  Laura Barone

Illustrazione di copertina: Laura Barone

 

Formato: 15x21 cm - brossura - 80 pagine

 

Prima edizione: Luglio  2025 

 

isbn 979-12-81306-39-4

 

Prezzo di copertina: Euro 13,00

 

Prefazione

 

Si avverte subito una piacevole “ibridazione” nel leggere gli haiku della valentissima e versatilissima Laura Barone, poetessa e haijin salentino-milanese, un’esistenza divisa (non nel senso della lacerazione, ma in un sincretismo ideale) fra il sole bruciante del mezzogiorno e le brume nebbiose del nord (anche se, ipse dixit, Quel Cielo di Lombardia, così bello quand’è bello, così splendido, così in pace).

 

Una lunga meditazione ha condotto alla formulazione e alla stesura di questo prezioso volume. Non staremo a ripetere quanto ben scritto e riportato dall’autrice nella nota che apre l’antologia intorno alla forma “metrica” degli haiku, gran dono lasciatoci da Matsuo Munefusa Bashō (Ueno, 1644-Osaka, 1694). Tocca tuttavia ribadire il tema della semplicità, della sobrietà, della essenzialità che governa l’universo delle 17 sillabe. Anche se... anche se nulla forse è più difficile della semplicità. Da qui parte il lavoro dell’autrice che estende lo sguardo dalla natura al mondo della città con una riflessione profonda sulle modalità di un genere che sa coniugare immediatezza e raffinatezza, cogliendo lo hic et nunc e, al tempo stesso, inusitati splendori.

 

Invero serve e ci vuole uno sguardo acuto, scevro di complicazioni sovrastrutturali, una vista di meraviglia, una visione, in breve, per giungere alla creazione di un haiku, catturando anche quel “non detto” che si cela nelle cose del mondo e che le incrostazioni che rivestono il “corrotto” genere dell’Homo sapiens adulto impediscono sovente di scorgere.

 

Occorre essere felici prede della facoltà di saper ancora stupirsi: delle stelle che ardono trapuntando il manto notturno da incommensurabili distanze e segnando il nostro infinitesimo respiro, che pure è tutto; di una lumachina che scala con fatica un fiore, che è come per un bipede cosiddetto sapiente scalare un ottomila; del vento che geme, che stride, strazia, strugge o consola e pacifica; dell’autunno colorato, prodromico a una stasi che pare morte e non è che preparazione alla rinascita, alla palingenesi, nel ciclo che torna e torna, metafora del nostro spirito nella temperie dei giorni; del melo lazzarino che conserva un ricordo (per l’ape impazzita? Per noi?); dei Giunchi piegati/ sul tramonto del lago/ come poesia (e siamo tutti lì, a perderci nel sacro momento dell’occaso, linea di simbolico passaggio); della Luce nel pozzo/ per afferrare i sogni; di un girino, creatura ambivalente, metafora di potenzialità e metamorfosi; dell’attesa della neve, ovatta che purificherà il mondo (ma in sé anche il germe della bufera); dell’ombra e della luce, vicendevoli e scambievoli compagne fuori e dentro ciascun vivente; del glicine sfiorito nel soffio dell’autunno e nell’indugiare di Mastro Tempo; l’amore che vive in un respiro lieve.

 

Incursioni del sentimento, senza mediazioni, umile, delicato e pur potente:

 

Schizzi di sole

 

nel maggio dei tuoi occhi

 

cerco la vita.

 

Un sorriso a disegnare le labbra e a spandersi nel cuore:

 

Con le nuvole

 

le colline a settembre

 

fanno lo shampoo.

 

Un quasi omaggio al Maestro Bashō (senza rana; dove lo statico dinamismo dell’haiku capostipite di Matsuo Munefusa si cristallizza ulteriormente, in una quiete della coscienza: ma sarà davvero così?):

 

Cala la sera,

 

lo stagno freddo tace,

 

l’anima è spoglia.

 

Della Natura che sempre sa sorgere e risorgere, senza prepotenza, ma con inarrivabile forza:

 

Tufi spaccati,

 

germogliano i capperi

 

tra antiche mura.

 

(e ne cogliamo tutta la fragranza...)

 

Il potere della trasfigurazione:

 

Un tuo sorriso

 

in nuvole barocche.

 

Sole che acceca.

 

Verrebbe il desiderio di citare tanti altri haiku, ma perché sottrarre la sorpresa all’amico lettore? Muoviamoci fra i fiori di loto alla ricerca delle radici segrete, seguiamo il canto che celebra l’uva matura, cerchiamo, accesi da una scintilla, i microcosmi di cui la terra è popolata, non ignoriamo le pietre nel cuore o la forza dirompente della nostalgia.

 

Peraltro, con saggezza compositiva, il libro consta di varie sezioni: Haiku tradizionali (fra cui quelli citati in precedenza), Haiku metropolitani, English haiku. E pregevolissima è anche la seconda parte del libro.

 

Tutta la frenesia che invade la grande città e coloro che la abitano è sondata, “analizzata”, macinata, elaborata e restituita con pennellate fulminee, illuminanti, icastiche:

 

La neve è sciolta,

 

brulicano le strade

 

d’anime in pena.

 

(ben presente il kigo)

 

La disillusione, fra sardonico, amaro e divertito:

 

Sulle sue labbra

 

sapore di cenere

 

e pasta scotta.

 

I corvi e Gaza; il Duomo e la Madonnina; il debole rosso dei semafori che non la può vincere sulla nebbia (la classica schighera meneghina, del resto amatissima dai milanesi); le peripatetiche e quei fuochi: falò di tristezza, che paiono spezzare le tenebre, ma l’oscurità, che trascina dolore, viaggia implacabile nelle vene; la fallace tecnologia; le chiavi di casa come dadi che simulano il gioco del destino; quaderni bruciati e pensieri fuori stagione; un gatto che osserva alla finestra il tempo che va; clochards e ponti di solitudine. Una full immersion, che favorisce il nostro sforzo interpretativo della realtà tanto complessa in cui viviamo (e quanto sarebbe necessario recuperare levità!).

 

Per quel che concerne infine gli haiku nell’idioma di Jack Kerouac, insospettabile appassionato di haiku (così come lo era l’immenso Jorge Luis Borges), va detto che la lingua di Shakespeare si sposa alla perfezione (come d’altra parte il latino...) alla logica sillabica degli haiku (il concetto giusto sarebbe quello delle more nipponiche, ma noi occidentali abbiamo da usare gli strumenti a nostra disposizione).

 

L’autrice ha deciso di non offrire la traduzione. D’altronde vale sempre la pena che un lettore si adoperi, motu proprio, in un virtuoso sforzo.

 

Incredible lights

 

Green sideways full of sorrow –

 

A new day is here.

 

E foreste di sogni a scorrere, nidi di fede, la primavera che fiorisce in sogni d’amore e un coro alato che allieta, pipistrelli e aquile.

 

Infine:

 

Can you help me, please?

 

I have to finish this book.

 

Set the bats free, then!  

 

Godiamo quindi delle presenti perle e gemme in 17 sillabe, il magico 5-7-5, chiave di volta, rivelazione di bellezza e infinito.

 

Alberto Figlioli



 

Biografia dell’autrice

Laura Barone è nata a Sesto San Giovanni (MI). Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Lecce, con tesi sperimentale in Storia del Teatro e della Spettacolo, vive e lavora a Milano come Docente, nel campo della formazione linguistica del Comune.

 

E’ vincitrice del XIX° Concorso Nazionale di poesia e prosa “Fazio Degli Uberti” di Pisa nel 2016, e del I° concorso Nazionale “Pluriverso Femminile” di Lecce nel 2023, é inoltre risultata tra i vincitori di concorsi Nazionali ed Internazionali, come i premi: “Franz Kafka”, “Albero Andronico” “L’ora di Barga”, “Clemente Rebora”, “Nel segno di Pisa”, “Vutruvio” e molti altri concorsi nazionali e internazionali.

 

I suoi primi componimenti, risalgono al 1972. Gli studi compiuti, l’hanno portata ad approfondire autori della letteratura italiana e internazionale, classica e contemporanea, tra i suoi preferiti: Giovanni Pascoli Oscar Wilde, Khalil Gibran, Emily Dickinson, Mahmoud Dervish, Federico Garcia Lorca, Charles Bukowsky, Tomas Tranströmer.

 

Del 2001 è la sua prima raccolta, “Il Velo e i Pavoni”, seguita, nel 2011, da “Il Canto dell’Edera” e “Micron Poetici”. Del 2016 è la silloge “Germogli di sole” a cura delle edizioni Milella. Nel Luglio 2019 e nel 2023 viene pubblicato “Orografie del Sentire” e “Distopie” a cura di Maurizio Vetri Editore.

 

Molte sue poesie e interviste sono state pubblicate su diverse riviste cartacee e on line, e su alcuni blog letterari tra i tanti possiamo citare: “Zibaldoni ed altre Meraviglie”, “A Levante”, “Malvagia”, “Alla volta di Leucade”, l’Enciclopedia di poesia italiana “Mario Luzi” e l’antologia “Non uccidere: Caino e Abele dei nostri giorni”. Nel 2017 è apparso un articolo, sulla sua poetica, sul n. 7 della rivista “Generazioni di scritture” dell’Università del Salento. Nel Gennaio 2019, sul sito di poesia “Alla Volta di Leucade,”sono state pubblicate alcune recensioni alla sua opera a cura dei proff. Franco Donatini e Nazario Pardini.

 

L’Università Popolare “A. Vallone” di Galatina, le ha dedicato una pagina sul suo sito web.

 

Attualmente è Presidente e membro di Giuria di diversi concorsi di Poesia Nazionali.

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