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Autore: Gianfranco Salvatore Bonanno

Copertina: Studio Maurizio Vetri

Formato:15x21 cm
brossura 96 pagg.
isbn 979-12-81306- 43-1
Prima edizione: ottobre 2025
cat. 166

 

Introduzione dell'autore

 

Questo breve lavoro è frutto di un’esperienza professionale maturata nel corso degli anni quale docente titolare ordinario a tempo indeterminato di Scuola Secondaria di II grado e mediante le conoscenze psicosociali nella qualità di Assistente Sociale, iscritto all’Ordine professionale della Regione Sicilia; esperienza come figura di sistema (funzione strumentale per il contrasto alla dispersione scolastica, interventi a supporto degli alunni con Bisogni Educativi Speciali e ai genitori), e mediante collaborazione con i dirigenti scolastici in tutte quelle fasi in cui la scuola si manifesta come “sistema” a tutto tondo volta alla consapevolezza della Comunità scolastica e degli alunni.

 

Questi incarichi, infatti, hanno consentito di avere una visione ravvicinata e sistemica delle dinamiche che quotidianamente coinvolgono gli alunni e le alunne in situazioni di fragilità educativa, spesso riconducibili a contesti familiari disfunzionali, povertà socio-culturale o discontinuità genitoriale.

 

Il lavoro pedagogico ed educativo -infatti- ha permesso di riconoscere nella frequenza scolastica irregolare non solo un sintomo, ma un indicatore concreto di disagio profondo, spesso sommerso, che richiede un approccio integrato tra scuola, famiglia e Servizi del territorio. In particolare, si è constatato che nei casi di genitorialità separata o conflittuale, l’assenza di comunicazione e corresponsabilità tra i genitori può produrre conseguenze gravi sulla regolarità della frequenza scolastica degli studenti e delle studentesse, generando interruzioni nella continuità educativa, disformità negli apprendimenti e rischi concreti di dispersione.

 

In questo contesto operativo è maturata la consapevolezza dell’importanza di una figura intermedia (il docente tutor dello Sportello di ascolto - referente per il disagio giovanile), capace di facilitare il dialogo tra scuola e famiglia e di ricostruirne, ove compromessa, la collaborazione.

 

Ma vi è di piú: l’ascolto è una componente imprescindibile del processo comunicativo che richiede -al destinatario- attenzione, elaborazione e risposta; tutti questi elementi sono fondamentali quando entriamo in classe o si entra in relazione con terzi, poiché permettono di sintonizzarci con i “pathos” degli alunni e delle alunne: gioia, sofferenza, dissidio, ansia, e tanto altro ancora.

 

«L’empatia scatta nel momento in cui un essere umano parla con un altro. È impossibile comprendere un altro individuo se al tempo stesso il nostro sé non riesce a identificarsi con lui (…) Se ricerchiamo l’origine di questa capacità di agire e di sentire come se fossimo qualcun altro, potremo trovarla nell’esistenza di un innato senso sociale. Si tratta, di fatto, di un sentimento cosmico e di un riflesso dell’interdipendenza dell’intero cosmo che vive in noi; si tratta di una caratteristica ineluttabile insita nel nostro essere uomini».

 

A scuola, infatti, si manifestano dinamiche sociali le stesse che viviamo al di fuori di tale contesto, e per le quali -a volte- ci si imbatte nella sofferenza emotiva. Il disagio giovanile -per l’appunto- si può manifestare in qualunque momento e per le più disparate situazioni tale da comportare da un lato “esclusione sociale” e dall’altro comportamenti a rischio, con fenomeni di prevaricazione e “violenza psicologica”. Ogni giorno, infatti, il tessuto sociale con cui si entra in contatto è composito e articolato, la cui attenzione non può che essere di natura pedagogico-educativa, utilizzando anche la “psicologia scolastica” non come intervento clinico professionale ma come approccio sociale. Se è vero che ciascun individuo ha una propria storia e dimensione con un carico emozionale permeato di “bisogni”, allora è opportuno tenere in considerazione l’accezione più ampia del significato di “ben-essere” binomio più ampio di qualità della vita, «un concetto… definito più socialmente che fisiologicamente, e che non ha un vero limite al suo incremento, sia sul piano psicofisico sia su quello materiale, avvicinandosi quindi più al concetto di ricchezza che a quello di salute».

 

A scuola si sviluppano dinamiche sociali, “storie” articolate di vita, sofferenze familiari che ciascun adolescente porta con sé ogni singolo giorno scolastico e che -sovente- non troverà risposte o supporto perché troppo sensibile per aprire un “vaso di pandora” per scoprire che dietro a una “maschera” si cela un profondo dissidio e una lacrima che irrompe il silenzio. Non esiste sfida più grande di quella di accettare la “diversità”, e questo -forse- è il tassello più forte da incastonare nel dialogo educativo, poiché ci si scontra con “credenze” e “culture” che ciascuno di noi porta con sé come testamento familiare.

 

Da qui l’importanza di creare percorsi appositi di orientamento, con la partecipazione di tutti gli attori sociali, quale prevenzione dell’insuccesso e della dispersione scolastica e formativa per garantire adeguate forme di accoglienza, e una piena integrazione con buone prassi di civile e serena convivenza.

 

Indubbiamente, ciascun adolescente vive una fase di crisi causata dal “cambiamento”: la trasformazione puberale segna il percorso di “crescita” con la comparsa di forme di disagio durante questa fase di transizione (bambino/adulto). Il bisogno di appartenere a un “gruppo” è legato a motivazioni intrapsichiche di tale processo: l’identificazione è un meccanismo di protezione, esaltazione e identificazione-ruolo sociale; parafrasando Donald Winnicott, una forma di attaccamento e conformismo, che si manifesta tra i 13 e i 15 anni, al gruppo con componenti eterogenei.

 

«In un contesto sociale che ha subito delle profonde mutazioni, e, grazie a una maturazione mentale più precoce, molti giovani (studenti) prendono delle posizioni culturali relativamente indipendenti rispetto ai condizionamenti che in altri contesti sarebbero stati decisivi per la loro differenziazione socioculturale».

 

È anche la fase del “rischio” con consumo alcolico, uso di tabacco, droghe illegali, comportamenti che, unitamente ai rapporti sessuali non protetti, costituiscono manifestazioni di allarme sociale; a loro sentire, tendono a percepirsi come invulnerabili, valutando una situazione di rischio come evento controllabile, una forma di abilità cui conduce “eccitazione” causata dall’adrenalina del momento. Ciascuno vive una “fiaba personale” con dinamiche e sceneggiatura diversa da soggetto a soggetto, associati a caratteristiche familiari:

 

«La popolazione adolescente è il solo gruppo di età in America con un tasso di mortalità in crescita nel corso degli ultimi 25 anni. La violenza rimane causa principale di morte nell’adolescenza, con incidenti, i suicidi e gli omicidi che rispondono per più del 75% della mortalità adolescenziale. L’uso di sostanze contribuisce a questo fenomeno, come nell’alto tasso di mortalità di adolescenti che bevono o usano marijuana e guidano. Molti di questi comportamenti a rischio, in effetti, sono interconnessi e hanno origine da fattori diversi come le esperienze infantili, l’educazione, la pressione dei pari, la durata della pubertà, l’autostima, la depressione, la formazione etica e religiosa e l’istruzione».

 

Si pensi a tutti quei silenzi causati dallo sconforto e legati alle prevaricazioni che costituiscono una disfunzione durante l’età dell’adolescenza, cui necessitano di interventi educativi per contrastare il fenomeno della “violenza” in chiave più ampia del significato, quale costruzione di forme più compatte di pro-socialità e al fine di prevenire e arginare eventuali casi di bullismo e cyberbullismo, educando e orientando gli alunni e le alunne al rispetto e alla tolleranza verso qualsivoglia genere sociale, creando lineamenti che possano sensibilizzare al rispetto e alla normale convivenza dei cittadini, coerentemente all’art. 3 della Costituzione Italiana e come meglio precisato dall’art. 1, comma 16, della Legge del 13 luglio 2015, n. 107.

 

Questa breve analisi, dunque, toccherà i seguenti nodi fondamentali:

 

-offrire una cornice teorico-normativa sulla figura dell’Assistente Sociale e sul G.O.S.P. (Gruppo Operativo di Supporto Psicopedagogico), con particolare attenzione alla normativa regionale siciliana (L.R. n. 10/2019, art. 24) in materia di dispersione scolastica;

 

-analizzare il fenomeno della frequenza scolastica irregolare come espressione di disagio e mancata tutela educativa.

 

Dunque, l’elaborato è il frutto di un percorso professionale vissuto sul campo, dove la funzione educativa del docente si è progressivamente intrecciata con quella di mediazione e cura delle relazioni familiari, in collaborazione con i Servizi Sociali attivi nel territorio per mandato istituzionale, professionale o sociale. È da questa esperienza concreta, ricca di complessità ma anche di risultati positivi, che prende forma la riflessione proposta in queste pagine, con l’auspicio che possa offrire strumenti utili e replicabili per altri contesti scolastici e formativi, ma anche snodi singolari di riflessione pedagogica.

 

All’interno dell’organizzazione scolastica, le funzioni strumentali rappresentano figure cardine nel garantire il funzionamento efficace e coerente delle azioni di “sistema”. Non si tratta di un ruolo meramente burocratico, ma di una funzione dinamica capace di leggere i bisogni formativi, individuare le priorità educative e tradurle in interventi concreti. In un contesto sempre più complesso, in cui la dispersione scolastica non è soltanto un indicatore statistico ma un fenomeno che incide profondamente sul tessuto sociale, la presenza di figure di raccordo diventa imprescindibile.
La funzione strumentale, per sua natura, integra “visione strategica” e “operatività”, muovendosi tra progettazione e coordinamento delle azioni di monitoraggio. Il suo compito non si esaurisce nella gestione di un’area tematica, ma si estende alla creazione di una rete collaborativa tra scuola, famiglia, enti locali e realtà del terzo settore.

 

Questo approccio sistemico consente di affrontare i segnali di rischio di dispersione con tempestività, inserendoli all’interno di un quadro condiviso di prevenzione e recupero.
Nel collegamento con i protocolli del G.O.S.P. (Gruppo Operativo di Supporto Psicopedagogico), la funzione strumentale agisce come elemento di cerniera favorendo la circolazione delle informazioni e l’armonizzazione delle procedure, così da evitare interventi frammentari e discontinui. La sua efficacia si misura non solo nei risultati quantitativi -riduzione delle assenze, incremento del rendimento- ma soprattutto nella capacità di restituire fiducia e motivazione agli studenti, contribuendo in modo sostanziale alla costruzione di un ambiente scolastico inclusivo e orientato al successo formativo di ciascuno.

 

Come autore, ho scelto di partire proprio dal Patto Educativo di Corresponsabilità perché credo che senza una reale condivisione di intenti tra scuola e famiglia, ogni progetto didattico-educativo rischi di restare un’azione non finalizzata, priva di radici e di continuità.

 

La scuola, da sola, non può sostenere il peso della formazione integrale della persona; allo stesso modo, la famiglia, senza l’apporto di un’Istituzione scolastica capace di progettare, orientare e motivare rischia di vedere sfumare le proprie aspirazioni educative. Gli argomenti trattati sono il frutto di anni di osservazione, ricerca e confronto con pratiche concrete che dimostrano come l’educazione, per essere efficace, debba vivere di relazioni autentiche e di responsabilità condivise. Ho voluto offrire un contributo non solo teorico ma anche operativo, affinché il Patto non resti una dichiarazione di buone intenzioni, bensì diventi un vero strumento di prevenzione e di contrasto alla dispersione scolastica, capace di orientare le scelte e di incidere sulla vita dei ragazzi.

 

La mia raison d’être è che ogni percorso educativo debba guardare oltre il qui e ora, coltivando la prospettiva di una formazione permanente (lifelong learning): un filo che accompagni la persona per tutta la vita, fornendole competenze, valori e senso critico.



L’autore

 

Gianfranco Salvatore Bonanno, di Valguarnera Caropepe (EN), è dottore Assistente Sociale, iscritto all’Ordine Professionale della Regione Sicilia; è docente titolare ordinario di Scuola Secondaria di II grado, specializzato in Disturbi Specifici dell’Apprendimento e in Psicologia scolastica.

 

La formazione universitaria è vasta e composita, laureato cum laude in quattro classi di laurea tra cui “Scienze dell’educazione e della formazione” e “Scienze del servizio sociale”, conseguendo master universitari di II livello nei settori psicopedagogico, educativo e socio-sanitario.

 

Nella scuola si occupa di inclusione degli alunni stranieri, disagio giovanile, di alunni con DSA-BES, di prevenzione del bullismo/cyberbullismo, di educazione alla salute e di contrasto della dispersione scolastica, oltre ad essere uno dei collaboratori della dirigente scolastica.

 

Autore di articoli e saggi professionali, oltre che del testo “Supportare gli alunni in difficoltà” (2019), dedicandosi alla scrittura di settore e alla formazione con l’obiettivo di promuovere benessere, consapevolezza e inclusione.



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