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Autore: Renato Schembri
Copertina: Studio Maurizio Vetri
Formato: 15x21 cm
brossura 128 pagg.
isbn 979-12-81306- 46-2
Prima edizione: novembre 2025
cat. 168
Prefazione di Alfonso Gueli - scrittore e registra teatrale
Un libro di racconti? In realtà, siamo di fronte a un romanzo perché i vari racconti presenti in Opra potrebbero considerarsi i capitoli di un romanzo. C’è, nel libro, una figura centrale eppure defilata, il dottorMambri, Riccardo Mambri, presente direttamente o indirettamente in tutte le vicende. Ci sono tanti personaggi che ruotano come un gioco a incastro, le storie si sfiorano, s’incrociano o addirittura si sovrappongono. Tra i tanti altri personaggi, c’è Enza, affetta da gravi problemi psichici: una ragazza dolce e precocemente invecchiata che della vita ha conosciuto gli aspetti peggiori. S’incontra anche il sanguigno padre del dottor Mambri. Mi fermo qui: il libro va letto, non raccontato. Aggiungo però che ogni personaggio parla in prima persona e il tempo adoperato è quasi sempre il presente. Trattandosi di esseri umani con un passato nebuloso e un futuro pressoché inesistente, è una scelta azzeccata, forse l’unica possibile. Viene presentato un luogo che accoglie chi ha bisogno di aiuto quando la mente smette di essere un meraviglioso congegno, motore di pensieri, azioni, parole e sentimenti ma diviene crocevia di impulsi contrastanti, incontrollabili. Un luogo dove il paesaggio gradevole, l’apparente serenità, si contrappongono al dolore e alla infinita solitudine di chi vi si aggira. I protagonisti dei racconti sono volutamente abbozzati, l’autore si limita a seguirli nei movimenti, nei dialoghi (che spesso sono monologhi che non aspettano risposta) e nei deliri. Riusciamo a intuire il loro dramma attraverso le parole che dicono e ripetono ossessivamente, attraverso il riso o il singhiozzo, la dolcezza e il furore, stati d’animo che si sovrappongono e convivono. La lingua di cui si serve l’autore è quasi sempre semplice e piana, alla portata di tutti ma di tanto in tanto troviamo accensioni improvvise che coinvolgono e inchiodano il lettore alla pagina. L’autore dimentica volutamente d’essere uno psicoterapeuta e si mette al servizio dei personaggi, che vede vivere e lascia vivere senza far pesare la propria autorità di operatore della sanità e di narratore. E allora i personaggi, pagina dopo pagina, diventano persone e acquistano uno spessore che li rende indimenticabili. Ci sembra di vederli da vicino, di ascoltarli, come se ci trovassimo di fronte alle scene di un film. Ma “Opra” è un romanzo, è letteratura… e la letteratura è vita, azione e contraddizione, ambiguità e dubbio, esplosione e ripiegamento. Che lo vogliamo o no, è la proiezione della vita, con tutto il chiaroscuro che la circonda, i misteri e le miserie che la riempiono. La letteratura, oltre a donarci il sogno della bellezza, tende ponti tra persone diverse e ci unisce al di là delle lingue, degli usi e dei costumi, delle religioni. Forse, da sempre, inventiamo storie – e leggiamo storie – per poter vivere in qualche modo le molte vite che vorremmo avere mentre in realtà ne abbiamo a disposizione una sola. Se ci riflettiamo, tutto è già stato detto, pensato e scritto da secoli (basti pensare ai classici latini, ai lirici greci, alle tragedie di Euripide, alle opere di Shakespeare) ma non per questo la letteratura ha perduto il suo fascino e la sua forza. Meno che mai la sua attualità. È vero, si nasce e si muore allo stesso modo; i sentimenti non cambiano; le lettere dell’alfabeto, le note musicali e i colori sono sempre quelli però in ogni epoca e in ogni parte del mondo l’uomo ha saputo creare capolavori che sono sopravvissuti al tempo. Perché la storia di ogni essere umano è unica e irripetibile. Questo libro ne è l’ennesima dimostrazione: più vite viste dal di dentro, uno scavo che porta alla luce (oltre all’insondabile aggrovigliarsi dei reticoli della mente) la profonda umanità dell’autore. Renato Schembri ha scritto un libro che ci pone di fronte a una realtà che si dibatte incessantemente tra vaghe speranze e crude realtà quotidiane. È un sussurro che ha la forza di un grido. È un mondo che ci affascina e ci fa paura: vorremmo sapere di più, capire di più e al tempo stesso chiudere gli occhi, tapparci le orecchie, girarci dall’altra parte, dimenticare. E fuggire: via, via dal dolore e dalla follia, via da quella misteriosa parte di noi stessi che inaspettatamente potrebbe… non succederà, ma potrebbe, affiorare e travolgerci, renderci “altri”, estranei alle persone che amiamo e che ci amano,estranei a noi stessi. Come sostiene un mio amico scrittore di Teramo, Roberto Michilli in un libro-conversazione con Giuseppe Pontiggia: “non è tanto importante quello che si legge in un libro ma quello che ciascuno diventa dopo avere letto il libro”. È rimasta – in qualcuno – una piccola traccia? Se sì, l’autore ha centrato quello che dovrebbe essere l’obiettivo più esaltante: incontrare l’altro. Ecco: incontrarsi e percorrere insieme un pezzetto di strada o di vita. Autore e lettore accomunati da una storia o da una emozione, almeno per un certo numero di pagine. Autore e lettore, insieme. Non si scrive per sopravvivere al silenzio. Non si legge per dimenticare se stessi. La scrittura e la lettura non sono fuga dalla realtà o rifugio contro la solitudine ma apertura al mondo, scoperta di sé e degli altri, consapevolezza. Soprattutto oggi, in un periodo in cui l’omologazione di cui parlava Pasolini oltre cinquant’anni fa ci aggredisce da ogni parte, la lettura è libertà di pensiero. Alberto Moravia sosteneva che l’arte (e quindi la letteratura) riscatta l’uomo dalle sue miserie. E riferendosi alla funzione degli scrittori, Albert Camus scrive tra l’altro: “La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo”. Con questo libro, senza mai salire in cattedra, quasi sommessamente, Renato Schembri lo ha fatto: parla e scrive in nome di coloro che non ne hanno la possibilità. E quasi certamente non l’avranno mai. Alfonso Gueli Prefazione di Alessandro Svettini - Psichiatra Psicoterapeuta Opra è il nome della cittadina che di fatto rappresenta il contorno de “Il Parco”: ora un “residence”, ora un centro psichiatrico che alberga varie vicende, vicissitudini, patologie e miserie umane. “Il Parco”, in un modo o in un altro, è l’ambientazione diretta o indiretta di sette “atti” collegati tra loro nello spazio e nella successione degli eventi molto più di quanto, apparentemente, si potrebbe avere l’impressione. Il testo è un susseguirsi di storie diverse per lunghezza, ritmo, tematica, tensione evocata: tutte però inevitabilmente destinate a suscitare un’emozione forte, un turbamento della cui natura, nel leggere, magari non si è subito del tutto consapevoli. Renato Schembri, lo psicoterapeuta-autore, che negli altri suoi romanzi si concentra a descrivere solo un tipo di stato mentale (nevrotico), in quest’“Opra” presenta invece una rassegna di altre sofferenze mentali più gravi: lo fa ora spingendo sull’acceleratore, ora lasciando il lettore sospeso e spiazzato, creando atmosfere paradossali, surreali, in alcuni momenti oniriche. Il lettore viene a prendere contatto con la psicopatia e la gestione del potere basato su omertà e collusione; con la psicosi, il delirio e la sua funzione salvifica; con il tradimento che rimedia all’autogiustizialismo; con l’aggressività passiva che poi, con un “salto quantico”, diviene lucida e controllata azione omicida; con la passione sessuale che travolge e che trova una nuova trasgressione nel nascondersi dal senso del dovere. Con la morte, infine, in varie declinazioni: suicidio, omicidio, fine di vita, il sopravvivere alla morte violenta del proprio amato, l’“esecuzione” del pazzo omicida. Θάνατος, ἔκστασις, Ἔρως. I vari stati mentali, secondo l’intenzione dell’autore, vengono rappresentati con il fine di condividerli con il lettore in modo che questi, tramite l’escamotage letterario, possa comprendere in modo non teorico, pedagogico ma descrittivo. La scrittura di Schembri in “Opra”, che con l’uso del dialetto siciliano conferisce realtà e genuinità ai suoi personaggi, colpisce quando diviene cadenzata nel segnare il percorso verso epiloghi tragici, per poi appiattire le emozioni e perdere la punteggiatura quando esprime il pensiero psicotico, per sua natura senza punteggiatura. Ma la punteggiatura viene anche superata per rendere il crescendo della passione sessuale, transitorio distacco dalla realtà, piacevolissima “pazzia”. La lettura di Opra di Renato Schembri ha il merito di far prendere contatto con gli aspetti oscuri della natura umana che solo in parte possono assumere le caratteristiche di patologie mentali. Tali aspetti oscuri vengono purtroppo ancora spesso confusi con la “patologia”, rinforzando pregiudizi e discriminazione verso persone che, al contrario, vanno sostenute e supportate nei loro percorsi di recovery dalla disabilità psichiatrica. Come operatore della Salute Mentale da alcuni decenni, non posso che essergli grato per questo. Alessandro Svettini
L’autore
Renato Schembri, 1965, vive e lavora ad Agrigento. Tra le sue pubblicazioni: “Stagioni del silenzio”, Ottolibri Edizioni, 2014. “Canberra”, Alessandro Accurso Tagano Editore, 2020. “Reiko la vera storia di Sonia Riotta”, Maurizio Vetri Editore, 2023;
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