Maurizio Vetri Editore Via Catania 28 94100 Enna Italia
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Autore: Alberto Figliolia
Copertina: Maurizio Vetri
Formato:15x21 cm
brossura 116 pagg.
isbn 979-12-81306- 45-5
Prima edizione: genino 2026
cat. 171
Introduzione Fuori, in giardino, una capinera saltella tra i rami dell’acero nano, un piccolo albero orientale, infuocato dal rosso dell’autunno; ci sarebbero gli estremi per cimentarmi con un haiku, ma oggi ho una missione diversa e che mi sta particolarmente a cuore. Mi viene in mente un’altra parola giapponese, altrettanto affascinante e musicale: ikigai. La traduzione è all’incirca: “Quello per cui vale la pena alzarsi al mattino”, ovvero la nostra ragione di essere qui, a fare quello che ci dà gioia e che ci permette di esprimere i nostri talenti. Ma l’ikigai è anche, al tempo stesso, ciò che di più prezioso possiamo offrire di noi al mondo. E questa nuova, stupenda raccolta di versi di Alberto Figliolia è per me l’ennesima conferma del fatto che la sua poesia sia la pura manifestazione di un ikigai. Una poesia che non è fatta per riposare nei libri, ma per danzare nel mondo, anche e soprattutto dove non ti aspetteresti di trovarla. Ad esempio in un carcere (Alberto tiene da molti anni, insieme all’amica Silvana Ceruti, un laboratorio di lettura e scrittura creativa nella Casa di reclusione di Milano-Opera; ne sono nate esperienze di grande valore e libri straordinari). Del resto, è spesso proprio fra gli ultimi, gli outsider, quelli che nessuno vede o considera, che la poesia riesce a trovare un rifugio sicuro. Collana d’iride il collo storto, a zigzag, nel giorno bigio; sull’asfalto zampetta un piccione arlecchino. Non c’è grigiore d’asfalto, di condizione o pregiudizio che possa togliere incanto alla natura (anche a quella umana). E il tanto denigrato piccione si mostra ai nostri occhi nella sua vera veste di splendido e nobile uccello, che in volo – questo molti non lo sospettano – è in grado di superare per destrezza il falco. Ho sempre ammirato i poeti, innanzitutto perché ci preservano dal nostro dormire da svegli. Invitandoci ad accorgerci dei piccoli mondi liquidi in equilibrio dentro una goccia di rugiada, o a fermarci per ascoltare i versi che il vento canta fra le fronde autunnali, in un concerto di sonagli e cori di nubi – ne leggerete più avanti. Alberto ci accompagna con grazia fuori dal nostro quotidiano, spesso così distratto e distante, e dentro alle nostre profondità dimenticate a sentire il sacro, l’armonia segreta che le pervade e che abita l’intera natura, grande protagonista in questo libro. Lasciamo il nostro quotidiano, ma è lui, in realtà, il vascello col quale stiamo salpando, invitati a prestare attenzione alle piccole cose, a ciò che è poco appariscente o nascosto, illuminandolo con la luce della nostra presenza. Pioggia di luce in corso Garibaldi – limoni pendono dai vasi sui terrazzi sopra ignari passanti. (Milano, giovedì 17 aprile 2025-mattino) I versi di Alberto sembrano trasportarci in un mondo altro che invece è proprio il nostro, quello che non siamo più abituati a guardare – e a sentire – se non attraverso la lente, spesso deformante, dei media. È una poesia ricca di suoni, odori, umori, echi, apparizioni fugaci nella scighera milanese che, come un sipario su una scena, si alza per offrire al nostro sguardo stupefacenti scorci di mondo, animali urbanizzati, ma dall’animo ancora fiero e selvaggio, uomini e donne dal fascino enigmatico. Gli occhi trafiggono della signora in bianco: carboni che ardono, dalla terra africana, nella lustra scighera. Dal cuore della città si aprono finestre di cielo di delicata bellezza: piccoli miracoli che raccontano storie con l’alfabeto dei colori e le forme cangianti delle nuvole. Tinte d’arancio nel cielo del tramonto nubi veleggiano come navi disperse da tempestosi dèi. (Milano-via Trivulzio) Se la natura in città incanta con la sua resilienza e bellezza, fuori, dove può trionfare indisturbata, ci regala attimi preziosi di tempo sospeso, riposo, contemplazione. Quella cantata dal poeta è una natura che lenisce e che, lentamente, guarisce. Alle nubi il vento ha legato cavigliere d’argento – Pace nella mente. Ma che ha anche il potere di farci da specchio, mostrandoci a noi stessi senza maschere e finzioni, come negli haiku dedicati al gufo. Mi fissa un gufo – e penetra il suo sguardo ogni mia tenebra. Nel suo libro, insieme a uno sguardo acuto sulla realtà, il poeta sa donarci occhi innocenti di bimbo coi quali contemplare la magia che da adulti facciamo più fatica a riconoscere. Monete d’oro son le foglie dei tigli per comprar sogni. Intensi, i componimenti in siciliano e lombardo: cosiddetti dialetti, ma in realtà vere e proprie lingue, capaci di condensare in pochissime sillabe intere storie. A notti scinni, tuttu ‘nzerra ni brazza – nu scuru chiangiu. Aprono il cuore alla tenerezza e alla speranza i delicati versi dedicati a Dario, l’amato nipotino. Scrivere, per Alberto Figliolia, è certamente una missione. E il mondo oggi ha un estremo bisogno delle parole giuste, quelle che sanno dischiudere verità, risvegliare cuori, coscienze, accendendo luci nella notte. Credo che l’arte oggi rappresenti più che mai uno strumento di salvezza per l’umanità, uno dei modi più sublimi e potenti per aiutare le coscienze ad elevarsi, perché quello che vediamo fuori è sempre un riflesso di ciò che abbiamo dentro. Non è una responsabilità piccola, la nostra. Alberto se la assume da tanti anni e spero che sempre più persone lo emuleranno. Anche senza essere poeti o artisti; basta molto meno, basta ricordarci di essere umani in ogni momento della nostra vita. Già questo è tanto. Oltre il crepuscolo, se lo vogliamo, ci attende una nuova alba. Silvia Bolis
L’autore
Alberto Figliolia Per lungo tempo allenatore di basket, attività in cui ha cercato di coniugare con l’agonismo i valori della democrazia e della solidarietà. Giornalista di servizio, già collaboratore di quotidiani e testate nazionali. Ha scritto numerosi libri spaziando dalla letteratura sportiva alla poesia, haiku compresi, sempre affascinato dalle infinite possibilità e potenzialità della parola scritta. Spesso impegnato nell’organizzazione di Poetry Slam. Lettore accanitissimo. Da molti anni offre il suo contributo nella conduzione di un laboratorio di lettura e scrittura creativa in una casa di reclusione milanese, curandone anche gli svariati progetti editoriali. Crede fortemente nell’arte di strada, nella condivisione e nel martello libertario e gandhiano della scrittura poetica. Il suo blog è alberinube.wordpress.com. Con Maurizio Vetri Editore ha pubblicato nel 2024, con Laura Barone quale coautrice, l’antologia poetica Nel vento che cambia l’orizzonte.
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